Giuseppina Lauria

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Mindfulness: imparare ad essere presenti a ciò che accade

2026-08-29 13:23

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Mindfulness: imparare ad essere presenti a ciò che accade

La mindfulness aiuta a sviluppare consapevolezza del momento presente, imparando a osservare pensieri ed emozioni senza lasciarsi guidare automaticamente da ess

Viviamo gran parte delle nostre giornate mentre la nostra mente è già altrove.

Pensiamo a ciò che è successo, anticipiamo ciò che potrebbe accadere, ripercorriamo conversazioni, programmiamo impegni, controlliamo notifiche e passiamo rapidamente da un’attività all’altra.

Essere presenti non è sempre così semplice.

La mindfulness nasce proprio dalla possibilità di fermarsi e portare intenzionalmente l’attenzione a ciò che sta accadendo nel momento presente, con un atteggiamento di curiosità e senza giudizio.

Non significa svuotare la mente.

Significa imparare a osservare ciò che accade senza essere automaticamente trascinati da ogni pensiero, emozione o impulso.

Che cos’è la mindfulness?

La mindfulness può essere definita come la capacità di prestare attenzione all’esperienza presente in modo intenzionale e non giudicante.

È una capacità che può essere allenata attraverso pratiche formali, come la meditazione, ma anche attraverso esercizi inseriti nelle attività quotidiane.

L’obiettivo non è raggiungere uno stato permanente di calma.

Anzi, durante una pratica di mindfulness possono emergere pensieri, emozioni, sensazioni corporee e ricordi anche molto intensi.

La differenza sta nel modo in cui impariamo a rapportarci a ciò che emerge.

Non significa smettere di pensare

Uno dei miti più diffusi sulla mindfulness è che meditare significhi “svuotare la mente”.

La mente, però, è fatta anche per pensare.

Durante una pratica possono comparire pensieri sul lavoro, sulle relazioni, sul passato o sul futuro. Possiamo accorgerci di essere distratti, annoiati, agitati o impazienti.

Non è un fallimento.

Accorgersi che la mente si è allontanata e riportarla gentilmente al momento presente è già parte della pratica.

È proprio attraverso questa esperienza ripetuta che possiamo sviluppare maggiore consapevolezza dei nostri automatismi.

Dall’automatismo alla scelta

Molti dei nostri comportamenti quotidiani avvengono automaticamente.

Possiamo mangiare senza renderci conto di avere realmente fame, controllare il telefono appena sentiamo una notifica, reagire impulsivamente a una situazione o cercare di allontanare immediatamente un’emozione spiacevole.

La mindfulness crea uno spazio tra ciò che accade e la nostra risposta.

In quello spazio possiamo iniziare a chiederci:

Che cosa sta succedendo dentro di me?

Che cosa sto provando?

Di cosa ho bisogno?

Come voglio rispondere?

Questo non significa avere sempre il controllo.

Significa avere maggiore possibilità di scelta.

Accogliere le emozioni senza farsi travolgere

La mindfulness non insegna a eliminare le emozioni spiacevoli.

Paura, rabbia, tristezza, vergogna e frustrazione fanno parte dell’esperienza umana.

Il tentativo costante di non provare emozioni negative può, paradossalmente, renderle ancora più difficili da gestire.

La pratica mindfulness può aiutare a riconoscere ciò che stiamo vivendo e a sviluppare una maggiore capacità di rimanere in contatto con l’esperienza senza reagire immediatamente per modificarla o allontanarla.

Questo può favorire una maggiore regolazione emotiva e flessibilità psicologica.

Il corpo come punto di riferimento

La mindfulness porta spesso l’attenzione anche al corpo.

Respiro, tensione muscolare, battito cardiaco, sensazioni interne e postura possono diventare informazioni preziose su ciò che stiamo vivendo.

Imparare a riconoscere questi segnali può aiutare a sviluppare una maggiore consapevolezza dello stato psicofisico e dei momenti in cui siamo particolarmente attivati, stanchi o sotto pressione.

Anche in questo caso, però, l’obiettivo non è controllare ogni sensazione.

È imparare ad ascoltarla.

Mindfulness e psicoterapia

La mindfulness può essere utilizzata come pratica autonoma oppure integrata all’interno di un percorso psicoterapeutico.

Nel contesto clinico può essere utile per sviluppare consapevolezza, lavorare sulla regolazione emotiva, ridurre alcuni automatismi e favorire una maggiore flessibilità nel rapporto con pensieri ed emozioni.

Può inoltre integrarsi con diversi approcci psicoterapeutici, tra cui la terapia cognitivo-comportamentale e l’Acceptance and Commitment Therapy.

La pratica viene sempre adattata alla persona e agli obiettivi del percorso.

Non è necessario meditare per ore.

A volte il lavoro consiste semplicemente nell’imparare a fermarsi per qualche momento e osservare ciò che sta accadendo.

Mindfulness non significa accettare passivamente tutto

Accettare non significa essere d’accordo con ciò che accade.

E non significa rinunciare a cambiare ciò che può essere cambiato.

Significa riconoscere con maggiore chiarezza la realtà del momento presente, invece di spendere tutte le proprie energie nel tentativo di negarla o combatterla.

Da questa consapevolezza può diventare più facile scegliere come agire.

La mindfulness non ci rende spettatori della nostra vita.

Può aiutarci a diventare più presenti nelle scelte che facciamo.

Portare la mindfulness nella vita quotidiana

La mindfulness non appartiene soltanto al momento della meditazione.

Può essere praticata mentre mangiamo, camminiamo, lavoriamo, ascoltiamo qualcuno o svolgiamo un’attività quotidiana.

Possiamo allenarci a notare il momento in cui la mente si allontana, riconoscere un’emozione prima di reagire, ascoltare il corpo o semplicemente fare una cosa alla volta.

Sono piccoli momenti, ma possono diventare occasioni per interrompere il pilota automatico.

Una pratica, non una performance

Non esiste una meditazione “perfetta”.

La mente si distrae. Il corpo può essere irrequieto. Possiamo avere giornate in cui concentrarci sembra impossibile.

Fa parte della pratica.

La mindfulness non è una nuova prestazione da raggiungere.

Non dobbiamo essere bravi a meditare.

Dobbiamo semplicemente tornare, ogni volta, a ciò che c’è.

Nel mio lavoro

Integro la mindfulness all’interno del percorso psicoterapeutico quando può essere utile alla persona, utilizzandola come strumento per sviluppare consapevolezza, presenza e flessibilità psicologica.

La pratica non viene proposta come una soluzione universale, ma come una possibilità da esplorare in funzione delle esigenze e degli obiettivi individuali.

Perché essere presenti non significa avere una mente sempre calma.

Significa imparare a esserci, anche quando dentro di noi non è tutto calmo.


 

3457807914

lauria.giuseppina@mail.com

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